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Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
A volte mi sembra che il mondo di oggi faccia schifo.
E non lo dico per fare la nostalgica o la moralista. Lo dico perché mi sento fuori posto.
Sembra che tutto sia diventato leggero. Non leggero nel senso bello del termine, ma leggero come qualcosa che non pesa, che non vale. I rapporti intimi sono diventati esperienze da collezionare, come se fossero voci su un curriculum. “L’ho già fatto”, “mi è già capitato”, “è stato bello, esperienza positiva”. Esperienza. Come se si parlasse di un viaggio o di una recensione da mettere ad un ristorante che ci ha serviti al tavolo numero 8.
Ma dietro ogni corpo c’è una persona.
Dietro ogni bacio c’è un cuore.
Dietro ogni “esperienza” c’è qualcuno che magari sta dando un significato.
Mi fa rabbia questo mondo dove tutto è consumabile.
Dove si fa sesso per riempire il vuoto.
Dove si fuma per spegnere l’ansia.
Dove si beve per non sentire.
Dove si sta fuori fino a tardi per non tornare a casa a guardarsi dentro.
Che vita è?
Sembra che nessuno voglia fermarsi davvero.
Nessuno voglia costruire.
Nessuno voglia assumersi la responsabilità emotiva di ciò che fa.
Ci si sfiora, ci si usa, ci si consola a vicenda per qualche ora, e poi si torna ognuno nel proprio guscio, con un’altra “esperienza” archiviata.
Io non sono fatta così.
Io non voglio essere un episodio.
Non voglio essere un esperimento sociale.
Non voglio essere un corpo nel mucchio.
Voglio profondità.
Voglio intenzione.
Voglio che se mi tocchi, lo fai sapendo che sto sentendo.
Voglio che se mi guardi, mi stai vedendo davvero.
Forse il problema non è il mondo.
Forse è che io sento ancora.
E sentire, oggi, sembra quasi una debolezza.
Ma forse non lo è.
Forse è l’unica cosa che vale davvero.